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Un matrimonio intimo. Ma davvero.

info354749
3 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Ieri mi è arrivata una richiesta di preventivo per un matrimonio civile a Palazzo Reale, a Milano. Cerimonia e poi qualche bel ritratto in piazza Duomo, o comunque in giro per il centro.

Nella mail si parlava di una cerimonia molto intima.

Fin qui, tutto normale. Poi leggo che gli sposi hanno bisogno di due fotografi.

Il mio cervello, che a volte corre più veloce degli occhi, parte subito per la tangente: addirittura due fotografi per una cerimonia civile e qualche ritratto? Questa coppia vuole il massimo anche per un programma tutto sommato breve.

Poi leggo la riga successiva.

La sposa mi spiega che i due fotografi dovranno fare anche da testimoni legali. Perché i testimoni, per legge, devono essere due.

Ecco. La prospettiva cambia completamente.

Quella che mi aspetta, almeno sulla carta, è una cerimonia davvero intima. Talmente intima che, a quanto pare, gli unici invitati saremo noi fotografi. E non soltanto per fare le foto.

La cosa mi ha incuriosito. Del resto, se non fossi curioso delle persone, probabilmente avrei scelto un altro lavoro.

Così ho chiamato la futura sposa e, senza tanti giri di parole ma cercando di essere delicato, le ho detto che la loro richiesta mi aveva colpito e incuriosito.

Non volevo farmi gli affari loro. Mi interessava capire come mai avessero scelto una strada così particolare.

Lei mi ha raccontato qualcosa in più, anche più di quanto mi sarei aspettato. Mi ha confermato che sì, il loro sarebbe stato un matrimonio con loro due e basta. Una scelta legata a una serie di motivi personali che mi ha accennato durante la telefonata.

Il programma è semplice: cerimonia, qualche bel ritratto in centro e poi una cena in due in un ristorante, che sceglieranno più avanti.

«Non credo che servirà la prenotazione per solo due coperti», mi ha detto scherzando.

E lì mi sono fermato a riflettere.

Mi capita spesso di incontrare coppie che stanno organizzando il matrimonio cercando di far combaciare mille esigenze. Le aspettative dei parenti, quelle degli amici, le tradizioni, i desideri di tutti. E naturalmente anche il desiderio di fare bella figura e di avere una giornata perfetta agli occhi di chi ci sarà.

Ed è giusto così. Se ci teniamo alle persone che abbiamo accanto, è normale volerle rendere felici.

Ma qui mi sono trovato davanti a qualcosa di diverso.

Nessun invitato da accontentare, nessuna festa da organizzare per gli altri, nessuna aspettativa da soddisfare. Eppure, le foto le vogliono belle. Molto belle, a quanto ho capito.

Non per mostrarle agli invitati, visto che non ce ne saranno. Non per far vedere quanto fosse bella la location o quanto fosse riuscita bene la giornata.

Le vogliono per loro.

Perché quel momento conta. Perché, anche senza una sala piena di persone, un matrimonio resta una cosa importante. Ci sono due persone che prendono un impegno, scelgono di festeggiarlo e vogliono portarsi a casa un ricordo che sia all'altezza di quello che stanno vivendo.

E qui mi è tornata in mente una di quelle frasi che si sentono spesso quando si parla di matrimonio:

«Alla fine, di tutto il matrimonio, quello che resta per sempre sono le fotografie».

Una frase che, detta da un fotografo, rischia sempre di sembrare un po' di parte. E forse lo è anche.

Ma proviamo a guardarla da questa prospettiva.

Questi due sposi hanno deciso di togliere praticamente tutto quello che normalmente immaginiamo quando pensiamo a un matrimonio. Niente invitati, niente festa, niente pranzo o cena da organizzare per decine di persone. Niente aspettative da soddisfare.

Resta la cerimonia, con le loro firme. E resta la voglia di avere delle belle fotografie.

Non perché debbano mostrarle a qualcuno, ma perché vogliono conservare il ricordo di quello che hanno scelto di fare insieme.

E allora quella frase, forse un po' fatta, acquista un significato diverso. Non perché le fotografie siano più importanti di tutto il resto, ma perché possono diventare il modo in cui continuiamo a vivere e a ricordare qualcosa che per noi è stato importante.

In questo caso, tolto tutto il contorno, sembra quasi che il valore delle fotografie emerga ancora più chiaramente.

A volte pensiamo che un matrimonio debba essere necessariamente un evento, con tutto quello che comporta. Ma forse non è così. Forse si può togliere tutto il contorno e lasciare soltanto la sostanza.

Due persone. Una scelta. Un momento da ricordare.

E la voglia di avere delle belle fotografie, semplicemente perché quel momento se le merita.

O meglio, se le meritano loro.

Non so ancora se saranno loro a scegliere me per accompagnarli quel giorno. Questa telefonata è successa soltanto ieri e, per ora, mi è bastata per guardare la questione da una prospettiva diversa.

Se poi sarò lì con loro, magari aggiungerò qualche altra riga a questa storia.

Per adesso mi tengo questa riflessione e il ricordo di una telefonata che si è chiusa con una domanda della sposa, sempre scherzando:

«Ma quindi lo dovremo fare il regalo ai testimoni?»

 
 
 

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